Burger + King: quando il marketing e il branding digitale fanno goal

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    Un precedente indimenticabile: la Stevenage Challenge.

    Burger King non è nuovo a incursioni brillanti nel mondo del calcio virtuale. Anzi, nel 2020 si era già distinto con una delle campagne più creative degli ultimi anni: la Stevenage Challenge. In quell’occasione, il fast food americano sponsorizzò lo Stevenage FC, un piccolo club inglese della quarta divisione. Il punto forte? Questo club era presente anche su FIFA 20, uno dei videogiochi calcistici più amati e diffusi al mondo. Burger King sfruttò l’occasione in modo geniale: sfidò i gamer a selezionare lo Stevenage nella modalità carriera, a segnare gol spettacolari con quella squadra sconosciuta e a pubblicare i video delle azioni sui social. In cambio, i partecipanti ricevevano panini gratuiti. La campagna si trasformò in un fenomeno virale, con migliaia di utenti che pubblicavano contenuti con la maglia dello Stevenage andò sold out in pochi giorni. Il brand ottenne un ritorno d’immagine enorme con un investimento minimo, confermando come una strategia di branding e marketing digitale ben pensata possa battere le big anche con un budget contenuto.

    Burger King vs McDonald's: la sfida si gioca sul campo virtuale.

    Oggi Burger King è tornato alla carica con una nuova trovata intelligente, sempre legata al mondo del gaming, ma con un ulteriore elemento di competizione: McDonald’s era sponsor ufficiale di FC 24. In questo contesto, invece di evitare il campo di gioco “nemico”, Burger King ha deciso di sfruttarlo a proprio vantaggio.

    Come? Inventando un’idea ironica e virale: ogni volta che due calciatori con i cognomi “Burger” e “King” realizzano insieme un’azione decisiva – uno fa l’assist e l’altro segna – il commento automatico del gioco pronuncia “Burger King!”. È una coincidenza calcolata, creata grazie alla personalizzazione dei nomi dei giocatori all’interno del videogioco. Un’idea semplice ma geniale, che ha trasformato il commento in un nuovo spazio pubblicitario.

    In pratica, il marchio è riuscito a infiltrarsi nel gioco stesso, trasformando un assist e un gol in uno spot “in-game” involontario. E così, mentre McDonald’s compariva come sponsor ufficiale, era Burger King a fare notizia sui social.

    Una strategia che premia la creatività e la partecipazione degli utenti.

    La strategia però non si è fermata qui. Per stimolare la diffusione della campagna, Burger King ha invitato i fan a pubblicare i video dei loro gol “Burger + King” sui social network, promettendo in cambio un premio: un panino gratuito o uno snack. Una formula già collaudata con lo Stevenage FC, ma aggiornata con un elemento ironico e competitivo in più.

    Questa azione ha dato vita a migliaia di contenuti generati dagli utenti, che si sono divertiti a ricreare l’azione in partita, modificarla, remixarla, farla diventare virale. Il brand non ha solo ottenuto visibilità gratuita, ma ha anche stimolato un senso di appartenenza e complicità con la community.

    È proprio questo uno degli elementi chiave di una strategia di branding e marketing digitale ben progettata: non parlare al pubblico, ma parlare con il pubblico, coinvolgerlo, renderlo co-protagonista del racconto del marchio.

    Quando il branding digitale diventa intrattenimento.

    L’efficacia della campagna Burger King nasce dalla sua capacità di trasformare un’azione di gioco in un contenuto memorabile, condivisibile, divertente. Nessuna interruzione pubblicitaria, nessun fastidio per l’utente. Solo un’esperienza coerente con il contesto del videogioco e con lo spirito del target.

    In un mondo dove l’attenzione degli utenti è sempre più frammentata, le strategie di branding e marketing digitale devono essere in grado di adattarsi ai linguaggi e alle dinamiche dei nuovi media. Il videogioco non è più solo intrattenimento: è una piattaforma dove i brand possono raccontarsi, interagire, entrare nel flusso narrativo degli utenti senza forzature.

    Burger King, ancora una volta, ha dimostrato che non servono budget astronomici o partnership ufficiali per fare centro: serve una buona idea, la capacità di osare e di mettersi nei panni del proprio pubblico.

    Cosa possono imparare le aziende dalla campagna di burger king.

    Per i brand, grandi o piccoli, questa case history rappresenta un esempio pratico di come branding e marketing digitale possano diventare strumenti potentissimi anche in contesti non tradizionali. Sfruttare ambienti in cui il pubblico è già attivo e coinvolto, come i videogiochi o i social, consente di massimizzare l’impatto e ridurre la dispersione del messaggio.

    L’elemento chiave è stato la coerenza con il contesto, l’ironia, la sfida e la ricompensa. Tutto era perfettamente in linea con l’esperienza del videogiocatore medio. Questo ha fatto la differenza. Per le aziende ciò significa guardare oltre i soliti strumenti, analizzare le passioni e i comportamenti reali dei propri clienti, e creare contenuti che non interrompano l’esperienza… ma la migliorino.

    Per maggiori informazioni sul mondo di Burger King e Electronics Arts, visita i loro portali ufficiali.

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