Coca-Cola vs Pepsi: strategie di marketing e branding a confronto

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    la storia di una guerra che ha cambiato per sempre le regole del gioco.

    Immaginate di sedervi in un bar a New York, in una caffetteria parigina o in un locale di Tokyo. Ordinate una cola e, prima ancora che il bicchiere venga riempito, vi sentirete rivolgere una domanda che risuona in tutte le lingue del mondo: “Coca-Cola o Pepsi?“. Quella che appare come una semplice scelta tra due bevande gassate è in realtà l’atto finale di un epico duello commerciale iniziato nel lontano 1886. Due visioni, due filosofie aziendali, due approcci al mercato che hanno trasformato due prodotti simili in icone culturali dal significato diametralmente opposto. Dietro ogni sorso si nasconde una battaglia fatta di strategie di marketing e branding costruite con cura tramite pubblicità e campagne iconiche. Due modi diversi di intendere non solo una bevanda, ma il rapporto stesso tra aziende e consumatori.

    Ma come hanno fatto due prodotti così simili a costruire identità così diverse? E soprattutto: perché, nonostante tutto, continuiamo a schierarci con tanta passione da una parte o dall’altra? La risposta potrebbe cambiare per sempre il modo in cui guardate non solo il mondo delle bibite gassate, ma tutte le scelte di consumo fatte ogni giorno. Siete pronti a scoprire cosa si nasconde dietro la lattina che avete scelto l’ultima volta che vi siete seduti al bar?

    alle origini delLa Nascita di un Conflitto Epico

    Immaginate per un momento di fare un salto indietro nel tempo, fino al 1886. Siete ad Atlanta, in una piccola farmacia dall’atmosfera polverosa, tra scaffali pieni di erbe medicinali e bottiglie di vetro. Dietro il bancone, un farmacista di nome John Pemberton sta mescolando con cura uno sciroppo scuro e denso, fatto con estratti di foglie di coca e noci di cola. La sua intenzione? Creare un tonico medicinale per curare mal di testa e stanchezza. Quello che Pemberton non poteva sapere, però, era che la sua miscela avrebbe superato di gran lunga le sue aspettative. Quella bevanda, inizialmente venduta come rimedio farmaceutico, non sarebbe rimasta confinata agli scaffali delle farmacie. In pochi decenni, si sarebbe trasformata in qualcosa di molto più grande: la Coca-Cola.

    La storia diventa ancora più interessante nel 1898, quando, a oltre 500 chilometri di distanza da Atlanta, un altro farmacista sta per scrivere il suo nome nella storia del beverage. Caleb Bradham, nella sua farmacia di New Bern, Carolina del Nord, sperimenta una propria ricetta di sciroppo gassato. La sua creazione, inizialmente chiamata semplicemente “Brad’s Drink”, prenderà presto un nome destinato a diventare celebre in tutto il mondo: Pepsi-Cola. Quello che Bradham non poteva immaginare era che la sua bevanda, nata come tonico digestivo e rinfrescante, sarebbe diventata la degna rivale della Coca-Cola, dando vita a una delle rivalità commerciali più accese e durature della storia moderna.

    La doppia rivoluzione degli anni '30: quando Pepsi e Coca-Cola scrissero le regole delle strategie di marketing e branding

    Gli anni ’30 segnarono un momento cruciale nella rivalità tra i due colossi delle bibite. Mentre Coca-Cola consolidava il suo status di bibita nazionale, radicandosi nelle abitudini e nei rituali quotidiani degli americani, Pepsi stava preparando la sua offensiva. Fu in questo clima che l’azienda compì una mossa tanto audace quanto inaspettata che avrebbe riscritto le strategie di marketing e branding nel settore.

    L’azienda di New Bern intravide nella morsa della Grande depressione un’opportunità unica. Con un’intuizione tanto semplice quanto geniale, iniziò a offrire bottiglie da 12 once (355ml) allo stesso prezzo di quelle da 6 once (177ml) di Coca-Cola. Il doppio della quantità per soli 5 centesimi. Lo slogan “Twice as Much for a Nickel” (il doppio per un nichelino) divenne il grido di battaglia di Pepsi, un messaggio perfetto per l’America affamata degli anni ’30. Questa mossa trasformò per sempre la competizione tra le due aziende, dimostrando come un approccio diverso al pricing potesse ribaltare gli equilibri di mercato. Pepsi aveva scoperto il potere di potersi posizionare come l’alternativa intelligente, un’identità che avrebbe coltivato per i decenni a venire.

    Nel mentre negli uffici della Coca Cola si stava preparando una controffensiva ma sapevano di non poter competere sul prezzo senza svendere la propria immagine. Così, invece di rincorrere Pepsi nella corsa al ribasso si apprestarono a compiere una delle mosse più brillanti della storia del marketing. L’azienda di Atlanta ebbe un’idea semplice ma rivoluzionaria: appropriarsi del Natale. Si rivolsero a Haddon Sundblom, un illustratore di talento, con una richiesta precisa: “Disegnaci il Babbo Natale più iconico che si sia mai visto“. Il risultato fu quel Santa Claus paffuto e allegro che tutti conosciamo, con la barba candida e… sorprendentemente, un abito nei perfetti colori rosso e bianco di Coca-Cola.

    Quando coca-cola si appropriò del natale

    Quello che iniziò come una semplice campagna pubblicitaria si trasformò in un fenomeno culturale. Senza che quasi nessuno se ne accorgesse, quell’immagine diventò l’unico, il “vero” Babbo Natale nell’immaginario collettivo.

    Fu un cambio di paradigma geniale. Se Pepsi giocava la carta della convenienza, Coca-Cola avrebbe puntato tutto sulle emozioni. Mentre il concorrente riempiva fisicamente le dispense, Coca-Cola si insinuava nei ricordi d’infanzia, nelle tradizioni familiari, nell’immaginario festivo della nazione.

    Non si trattava più di vendere una bevanda, ma di diventare indistruttibili nella mente dei consumatori. E il colpo di scena? Funzionò così bene che ancora oggi, quasi un secolo dopo, quell’operazione continua a dare i suoi frutti.

    La grande offensiva degli anni ’60: La Pepsi Generation

    Mentre il mondo cambiava a ritmo di rock’n’roll, Pepsi fu la prima a capire che il vento stava girando. Coca-Cola restava ancorata ai suoi valori tradizionali, con quel tono rassicurante da pranzo domenicale in famiglia. Ma i ragazzi? I ragazzi cercavano altro. Fu così che nel 1963 Pepsi fece una scelta radicale: ignorare deliberatamente i genitori, legati a Coca-Cola da un vincolo emotivo, per parlare direttamente ai figli. Nacque così la campagna “Pepsi Generation“, un vero manifesto generazionale. Addio tavole imbandite e nonne sorridenti: gli spot ora mostravano ragazzi abbronzati che ballavano in spiaggia, sfrecciavano in moto sulle strade californiane e ascoltavano rock’n’roll a tutto volume.

    Il messaggio era una provocazione calcolata:

    *”Tua madre beve Coca-Cola. Tu sei diverso. Tu sei giovane. Tu sei Pepsi.”*

    Non era più pubblicità, era una dichiarazione di indipendenza in lattina.

    Pepsi smise di vendere una semplice bevanda e iniziò a vendere un’identità: quella della generazione del boom economico, che stava riscrivendo tutte le regole. Non a caso, in quegli anni l’azienda strinse legami con il mondo della musica e dello sport, diventando il simbolo di un’America giovane, dinamica e ribelle.

    Il colpo basso del Pepsi Challenge.

    Pepsi non si accontentò e nel 1975, lanciò una delle mosse più spregiudicate della storia del marketing: il famigerato “Pepsi Challenge”. L’idea era semplice quanto dirompente: allestire banchetti nei centri commerciali e alle fiere, dove la gente poteva assaggiare due bibite anonime – una Coca-Cola, una Pepsi – e scegliere quella che preferiva.

    I risultati sembravano un terremoto: molti consumatori sceglievano Pepsi. La campagna diventò un fenomeno mediatico, con Pepsi che sbandierava i dati come prova della superiorità del suo prodotto.

    Ma ecco il paradosso che lasciò tutti a bocca aperta: nonostante questo, Coca-Cola continuava a dominare le vendite. Perché?

    Perché Coca-Cola aveva capito una verità fondamentale: le persone non comprano un sapore, comprano un’emozione. Quando sceglievano la Coca-Cola, non stavano scegliendo una bibita – stavano scegliendo i ricordi delle estati da bambinile feste in famigliala sensazione di casa.

    Pepsi aveva vinto la battaglia del laboratorio, ma Coca-Cola stava vincendo la guerra più importante: quella dell’immaginario collettivo. Un insegnamento che ancora oggi fa riflettere: nel marketing, ciò che conta davvero non è ciò che la gente preferisce, ma ciò a cui non è disposta a rinunciare.

    Il duello continua nell’era digitale con nuove strategie di marketing e branding.

    Mentre il mondo scopriva Facebook e Instagram, Coca-Cola e Pepsi hanno portato la loro guerra centenaria sui nuovi campi di battaglia del web. E come sempre, hanno scelto strategie di marketing e di branding completamente diverse.

    Coca-Cola ha continuato a giocare la carta che le riesce meglio: tirarci le corde del cuore. Chi non ricorda le bottiglie “Share a Coke” con i nostri nomi stampati sopra? Una trovata semplice che ci faceva sentire speciali. E durante il lockdown, mentre eravamo chiusi in casa, i loro spot sulle cene in famiglia ci hanno fatto venire una lacrima – e forse anche voglia di una Coca-Cola ghiacciata.

    Pepsi, invece, ha fatto quello che sa fare meglio: scatenare polemiche. Lo spot con Kendall Jenner che “calmava” una protesta regalando una Pepsi? Scandalo assicurato. Ma intanto tutti ne hanno parlato. E quando hanno messo le superstar del K-pop nelle loro pubblicità, i teenager di mezzo mondo sono impazziti.

    Conclusioni: Una rivalità che ci ha insegnato a bere emozioni.

    Dopo più di un secolo di sfide, Coca-Cola e Pepsi ci hanno regalato la più grande lezione di marketing della storia: non esistono prodotti migliori, esistono solo storie migliori. Coca-Cola ha puntato tutto sulla nostalgia, trasformandosi nella bevanda delle feste in famiglia e dei ricordi d’infanzia. Pepsi ha scelto la ribellione, diventando il simbolo delle nuove generazioni che vogliono distinguersi.

    In modi opposti ma ugualmente potenti, le due aziende hanno saputo costruire nel tempo geniali strategie di marketing e branding capaci di lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo. Hanno combattuto su ogni fronte:

    • Negli anni ’30 con tradizioni vs prezzi
    • Negli anni ’60 con famiglie vs teenager
    • Oggi con emozioni vs polemiche

    E alla fine? Hanno vinto entrambe, a modo loro. Perché mentre noi continuiamo a discutere su quale preferiamo, loro continuano a dominare gli scaffali dei supermercati di tutto il mondo.

    E tu, da che parte stai?

    Quando al bar ti chiedono “Coca-Cola o Pepsi?”, cosa rispondi? E soprattutto… sei sicuro che la tua scelta dipenda davvero dal gusto?

    Per maggiori informazioni sul mondo di Coca-Cola e Pepsi, visita i loro portali ufficiali.

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